“L’inferno non esiste, i lager sì”. Con questa sola frase, pronunciata dal protagonista in chiusura, si
può capire la terribile storia di un ragazzino innocente nei campi di
concentramento. Il film mi è piaciuto molto. È proprio bello e fatto bene e non
una pellicola sempliciotta che narra in modo superficiale. Infatti Gyuri,
quattordicenne ungherese di origini ebree, è costretto ad andare nei campi di
concentramento di Auschwitz e Buchenwald. Qui passerà giorni terribili, farà
sovrumani sforzi e conoscerà persone che lo aiuteranno.